Una brutta storia di estorsione e bullismo minorile, avvenuta presso un istituto superiore di Formia ha portato all’arresto di due ragazzi di 15 e 16 anni. Vittima, un sedicenne, frequentante il medesimo istituto.

L’indagine è stata avviata dagli agenti del Commissariato di Polizia di Formia, coordinati dal vicequestore Paolo Di Francia, ai quali si era rivolta la vittima che, dall’inizio dell’anno, era costretta a pagare 50 euro a settimana in cambio di protezione dagli aguzzini. In caso di ritardo nel pagamento arrivavano le botte, fino a quando la vittima si è dovuta recare al pronto soccorso dell’Ospedale “Dono Svizzero” di Formia, dal quale è stata dimessa con cinque giorni di prognosi. Una volta scattata la denuncia, gli agenti si sono appostati nel quartiere di Mola poco prima dell’orario di scuola, hanno assistito allo scambio di denaro tra la vittima e i suoi estorsori, e sono subito scattate le manette.

Il piano era ben orchestrato: i cinque ragazzi dai quali si offriva protezione alla vittima, erano in realtà complici degli stessi aguzzini. Agli agenti uno di loro ha detto: “Siamo bravi ragazzi, la protezione si paga.”

Il bullismo è un fenomeno tristemente frequente anche nel nostro territorio: a maggio scorso un altro minore è stato arrestato a Formia per aver minacciato la fidanzatina di soli 14 anni di lasciarla per convincerla a rubare oggetti preziosi o avere rapporti sessuali. Se non fosse stato accontentato, avrebbe pubblicato i video dei loro incontri hard su facebook e youtube.

Ma di chi è la colpa? Dei docenti? Dei ragazzi? Delle famiglie o della società? Non esiste una risposta univoca.

Aggressività, scarsa capacità di autocontrollo, comportamenti devianti e delinquenziali da una parte e ansia, bassa autostima, isolamento sociale, depressione e insoddisfazione personale dall’altra, emergono dalle ricerche compiute sul bullismo come esiti in età adolescenziale e adulta di due percorsi a rischio legati anche alla qualità delle relazioni tra pari a scuola.

Il rischio psicosociale è legato all’abbandono scolastico, alla delinquenza giovanile, ai disturbi psicologici risultati essere associati frequentemente a disturbi relazionali, in età scolare, nei rapporti con i coetanei. Il bullo, in genere maschio, spesso ha una elevata autostima, giustifica l’esercizio dell’aggressività per raggiungere i propri scopi, mostra indifferenza nei confronti della vittima, ha un forte bisogno di dominare gli altri e adotta comportamenti aggressivi sia nei confronti dei coetanei che degli adulti.

Tra le cause del bullismo, l’incoerenza dei comportamenti educativi e la noia esistenziale. E noia è uguale a indifferenza prima, e a violenza poi. Studenti aggressivi, intolleranti, svogliati. Insegnanti impauriti, stanchi di leggere sui loro volti noia. Genitori rassegnati o assenti. Insomma giovani che sembra abbiano smesso di dire“noi”,rifugiandosi in se stessi come tra le pareti strette di un ascensore, in una dimensione sociale che non ha più trovato dove e come esprimersi. Ed è rima­sto solo quel habitat primitivo che è la banda, quando essa non è già diventata un branco.

Solo con gli amici della banda i ra­gazzi sentono di potersi esprimere con quel “noi” di comunione e di solidarietà e di riconfermarlo in pratiche di bullismo che ne caratterizzano i comportamenti a scuola e fuori.

E lo sfon­do è spesso la violenza sui più deboli, e la pratica della sessualità precoce esibita sui telefonini, su Internet e su Youtube dove, compiaciuti, fanno circolare immagini delle loro imprese.

Il bullismo, insomma, esiste e non si può ignorare. Conoscerlo e averne consapevolezza aiuta a combatterlo, a promuovere e a realizzare programmi di intervento che hanno l’obiettivo di attivare processi di mediazione e di risoluzione dei conflitti.

Promuovere la salute e la crescita personale e collettiva attraverso processi di partecipazione e di mediazione culturale è dunque un obiettivo che tutte le agenzie educative, sanitarie, istituzionali, parrocchiali presenti nella comunità possono condividere costruendo sinergie e circoli virtuosi.

 

 

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CYBERBULLISMO: Intervista agli esperti Francesco Treglia ed Antonella Russo

La dott.ssa Russo, psicoterapeuta della Gestalt Analitica ha dichiarato: “Quando al bullismo nella realtà scolastica, si aggiunge il cyberbullying, tra le mura domestiche e sul cellulare, la vittima comincia a sentire un forte senso di accerchiamento e persecuzione non trovando vie di fuga”

Il dott Francesco Treglia, psicoterapeuta della Famiglia ha aggiunto:“I genitori dovrebbero essere attenti a cogliere i primi segni di disagio di un bambino o di un adolescente vittima di violenza o discriminazione, quali l’alterazione del ritmo sonno-veglia, il ritiro sociale, i cambiamenti d’umore improvvisi. Sicuramente vanno unite in questo impegno le istituzioni scolastiche le associazioni e le parrocchie, aumentando la consapevolezza dei limiti che incontrano quando utilizzano le nuove tecnologie.”

Articolo comparso su “l’Avvenire” del 16/12/14